#28

Quando vi dicono che le donne sono strane e complicate e chi le capisce è bravo, meglio se alzate i tacchi e venite da me, dal vostro D’Annunzio. Ve le spiego io, le donne. Queste creature semplici che manovro come marionette hanno poco più da insegnare sulla natura umana di una roccia. Eppure non sono rocce, o non ci piacerebbero così tanto. Dico bene? Certo che dico bene, ma dipende dai gusti – direte voi, pervertiti.
Qualche tempo fa un amico mi prende sottobraccio e mi fa “Ti devo parlare”. Gli dico “Certo fratello, ma leva quel braccio”. Lui mi fa “C’è una tipa che mi sta facendo perdere la testa, mi serve il tuo consiglio”. E io “Chiaro, dimmi tutto. Però prima togli il braccio”. Stiamo camminando in una via piena di gnocca, tutte in minigonna pure se è febbraio (siamo a Milano), vedo i capezzoli che spuntano turgidi da quei toppini attillati e penso “Quale farò mia stamattina?”. Il mio amico continua “Siamo andati a cena fuori due volte – locale fico, bella atmosfera, cocktail di scampi eccetera, no?” A quel punto lo interrompo: “Trovato l’errore: non te la dà per il cocktail di scampi. Mica siamo negli anni Ottanta” gli dico, provando a scrostarmi quel braccio di dosso. Poi aggiungo “Ti ho detto togli questo cazzo di braccio”. E lui, con lo sguardo perso nel vuoto, “Aaaah… era per gli scampi…” Intanto una tipa mi lancia un sorriso, mentre la presa del mio amico è sempre più stretta. Mi abbasso gli occhiali da sole e con la mano libera faccio tintinnare verso di lei le monetine che ho in tasca. “E che dovevamo prendere come aperitivo?” mi domanda l’amico. “Ora mi chiedi troppo,” gli faccio io. “D’Annunzio ti trova il problema, ma la soluzione sono affari tuoi” concludo, e faccio per allontanarmi verso la tipa in canottiera e shortini da corsa, ma l’amico mi sta ancora aggrappato al braccio. Mentre la tipa si allontana mi rialzo i Persol in testa e guardo l’amico dritto negli occhi: “Stai facendo perdere un’occasione a D’Annunzio. Ora gli devi una cena. Da solo”. Perché D’Annunzio conosce il valore delle cose. E quando parla di sé in terza persona, sai che sta facendo sul serio e devi togliergli di dosso quel braccio focomelico di merda.
Quante cose vi insegna D’Annunzio, amici lettori. Alla prossima settimana.

Annunci

#21

Sono bello. Gli amici mi chiamano D’Annunzio, le tipe con cui vado a letto non riescono a chiamarmi per quanto in alto le porto, gli manca il fiato. Alle femmine mi dedico anima e corpo, e loro me ne sono grate. L’altra sera ho detto a una tipa “Hai preso il bourbon? Prima di portarti in paradiso me ne faccio un cicchetto.” Ci eravamo appena conosciuti, lei stava facendo un versamento in banca. Ma aveva già capito come sarebbe andata a finire. Lo capiscono subito, basta che mi alzi gli occhiali da sole. Sì, li porto anche di sera. A un’altra al semaforo ho detto “Il tuo corpo è come un tir con gli abbaglianti in autostrada. Ho dovuto accostare.” Loro la sanno la storia, le donne sono istruite: quando arriva D’Annunzio è il momento del piacere.
Alcune perdono il controllo per il sigaro, altre per la giacca con la cravatta quasi slacciata, altre per il pelo che spunta dalle maniche della camicia, altre ancora non resistono alla testa rasata. Alcune guardano più in basso, certo, e come dargli torto. “Ehi, il sigaro sta qua,” dico. Mi piace farle ridere, quando ridono abbassano le difese, e a quel punto colpisco e affondo. Non sbaglio mai.
Una volta ero a Kiev con un amico. Pioveva, era l’una di notte, in giro non c’era nessuno. Lui era depresso, voleva tornare in albergo. Gli ho detto “Fratello, quando fa freddo, piove e non si vede un cazzo è meglio: stanno già in casa.” Ho suonato al primo citofono che ho trovato e in due secondi stavo dentro. Il mio amico non lo so, l’ho rivisto due giorni dopo a colazione e mi sono dimenticato di chiederglielo.
Mi hanno chiesto di scrivere questa rubrica per dare consigli agli uomini. Uomini, se non andate a segno è per colpa di quelli come me. E per essere come me servono impegno e natura. Sul primo si può lavorare, sulla natura… be’, provate a scrivere una letterina a Dio. Se ho tempo una letta gliela do.