#666

Caro Lettore, cara Lettrice, car* Lett(*)r*(**) che hai fatto quella domanda,

il motivo è semplice: The Oslo Review – sito di informazioni sulle cose (l’unico in Italia e nel Mondo) – chiude oggi perché oggi, in una società un po’ così, siamo una rivista scomoda. Minacce, bombe carta contro la redazione, aperta ostilità di alcune persone (tra cui le banche). Di fronte a un tale dispiegamento di forze anche la rivista più solida tra le riviste avrebbe ceduto. Noi cediamo perché crediamo che le persone non siano ancora pronte ad affrontare le cose per quello che sono. Agli individui piacciono le cose rassicuranti, ma soprattutto le cose semplici. Noi abbiamo tentato di dare una visione sfaccettata della realtà con le nostre inchieste provocatorie, i reportage da luoghi in cui nessun altro osava spingersi (per es. i laghi e i concerti) e gli approfondimenti su certe altre cose che sono un vero casino. Ma la campagna di odio aizzata dalla stampa asservita al potere, dai suoi servi asserviti alla stampa del potere e dalle persone del Vaticano ci ha fatto optare per questa cosa della chiusura, che, ve lo assicuriamo, sarà un trauma per noi oltreché per voi.
Ci scrive un tale di Salerno col cuore in mano: «Chiudete proprio oggi?» Sì, salernitano, chiudiamo proprio oggi, a un anno esatto dalla comparsa di The Oslo Review – sito di informazioni sulle cose – sulla inter-rete detta “Internet” (in inglese: Internet). È vero. Ma lasciamo a Lei da Salerno e a voi, nostri affezionati lettori, le indagini sul perché di questa data. Un indizio: è una data cara a molte culture arcane di civiltà estinte. Ma non solo. Anche ad altre civiltà strane condannate a restare primitive dalle spietate corporazioni e dai padroni del mondo di Wall Street e Piazza Affari, o a vivere in eterna povertà tra bastoncini e pietre focaie e animali squartati coi denti dai pittoreschi scugnizzi dell’Oceania. Perché oggi, amici, è una data e in quanto tale consta di giorno, mese e anno. Ci avete mai pensato, amati lettori di The Oslo Review – sito di informazioni sulle cose -, che ogni giorno che passa è un giorno anche in senso datologico?
Vogliamo salutarvi così, con questa domanda di approfondimento sulle cose, perché sappiamo che voi, i nostri stimati lettori, non vi arrenderete a chi vi vuole scimmiette ammaestrate, pupazzi che annuiscono o protestano a comando, consumatori delle cose anziché conoscitori e studiatori dei più tetri recessi delle cose, quelli che fanno paura alla gente dei posti.
Orbene, addio.

Il Direttore

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#51

Gentile Direttore,
Le scrivo a nome di altri.
Il clima qui in redazione non è dei migliori a causa di alcuni comportamenti da Lei attuati durante la giornata, soprattutto in concomitanza con i pasti. Digerire è importante, sul luogo di lavoro in particolare, in quanto la cattiva digestione può portare un senso di malessere (in certi casi la morte) incompatibile con la performance lavorativa che, come Lei stesso usa dire, «è una delle prime cose». Il fatto che Lei orbiti intorno alle nostre scrivanie come un satellite mentre mangiamo, e che addirittura si fermi alle nostre spalle, tossendo ed emettendo suoni (ad es. di deglutizione) non è ben visto da alcuni redattori. Uno, in particolare, si è così espresso: «No!» riferendosi a qualcosa.
Un altro aspetto che vorrei portare alla Sua attenzione riguarda l’acqua: comprendiamo le Sue (cioè di Lei, del Direttore) convinzioni circa la salute e lo stare bene al mondo, ma obbligare i dipendenti a bere quando non ne hanno voglia risulta problematico, come può facilmente evincere da questo messaggio che mi è stato chiesto (in forma anonima) di farLe pervenire: «Non ho sete». Inoltre la fobia dei liquidi è un disturbo compulsivo molto frequente negli umani e si dà il caso che due persone ne siano affette: di qui la richiesta di sospendere tale regola o, quantomeno, di addolcirla, includendo (proposta) nello spettro dei “liquidi” anche i “solidi”.
Veniamo adesso agli orari di lavoro. Gentile Direttore, vivere è importante, come Lei ben sa, e fare le cose è un’attività fondamentale per la natura umana. Il suo stratagemma di dividere la giornata in ore da due ore ciascuna non incontra il nostro favore, dunque preferimmo di no. Altre lamentele che mi sono pervenute e che io Le rigiro col rispetto dovuto riguardano: pavimentazione, rubinetteria, il peperoncino, il portiere dello stabile (è troppo alto per il 76% dei redattori), la totale assenza di candeline profumate e finestre. Inoltre il motto aziendale è troppo lungo da leggere e da mandare a memoria e comunque non è ben chiaro al 99% dei colleghi «per il numero eccessivo di verbi». La maggior parte dei colleghi, recitandolo, si limita a muovere la bocca senza emettere suoni.
Tutto il gruppo lavorativo, infine, spera che la minaccia di sostituirci in blocco con oggetti non venga portata a termine.
Grazie per l’attenzione e buon lavoro a tutte le persone.

#41

È il Direttore che vi scrive.
Come immaginate ci arrivano molte lettere di persone generiche che si complimentano con noi di The Oslo Review perché siamo una rivista straordinaria, unica nel suo genere, l’unica rivista davvero importante di tutto il mondo. Lo sappiamo, certo che è così.
Poi ci arrivano curriculum vitae stampati in Times New Roman corpo 12 di persone lettrici che vorrebbero collaborare con noi, ovvero scrivere degli articoli importanti per The Oslo Review, in modo da essere visibili e farsi un nome nel mondo del giornalismo che conta. Stiamo valutando i profili di queste persone lettrici, ma per ora non ce n’è nessuno all’altezza. Un suggerimento: prima di inviarci il vostro curriculum provate a chiedere a voi stessi se fate schifo. Se la risposta è “Sì” o “Forse sì”, non inviateci il curriculum.
Infine ci arrivano lettere (soprattutto cartacee) di giovani persone che si chiedono come funzioni la nostra Redazione, quante persone ci lavorino, da che ambienti provengano, quanti anni abbiano studiato per arrivare a un tale sovrumano livello di approfondimento. Rispondiamo a questa domanda una volta per tutte: grazie.
Con affetto,
il Direttore

#30

Gentile Lettore,
la Sua è solo una di molte domande relative alla cura delle piante che arrivano quotidianamente alla nostra Redazione. Si gestisce meglio un’ortensia o una gardenia? È più colorato il ciclamino o il gelsomino? La magnolia è troppo profumata?
Queste sono solo alcune delle domande che la gente si pone quando decide di popolare il proprio terrazzino affacciato su una giungla di cemento. La frequenza con cui si innaffia è importante perché spesso il lavoro e gli impegni non permettono di essere costanti (elemento indispensabile per il giardinaggio), ed è anche molto probabile che ci si dimentichi di farlo, a meno che non si abbia un/una partner casalingo/a o che si sia dei disoccupati o molto indolenti.
“Ci sono giorni che non ho davvero voglia di fare un cazzo di niente quindi sto a casa a grattarmi,” ci ha confessato col sorriso birichino una signora nella sala d’attesa del dermatologo.
Nella maggior parte dei negozi che vendono piante la crisi sembra solo un’ombra; il mercato dei fiori non ha risentito degli alti e bassi delle Borse (NASDAQ e MIBTEL vi dicono qualcosa?), e la gente continua imperterrita a scatenare vere e proprie guerre di balcone a suon di begonie e di violette.
Una gentile signora di circa ottant’anni ci ha riferito che per lei è importante scegliere piante che si possano sfruttare anche per fini culinari: “Il rosmarino ha un buon odore, e d’estate tiene lontane le zanzare. Io lo metto sempre sulle patate ma a volte anche sulla pasta.”
Emblematico il caso della coppia non sposata che cercò disperatamente di far crescere una sequoia nel giardino pensile di via Mario Broglio, terminato con l’intervento dei vigili del fuoco.
Terrazzi, balconi, ma anche piccole verande affacciate all’interno dei palazzi; si possono vedere dei gelsomini sbucare accanto all’ingresso di un seminterrato. “A noi è sempre piaciuta la magnolia, ci sembra di avere un piccolo giardino cresciuto nel cemento,” pare che qualcuno abbia detto ieri.
Dunque, per rispondere infine alla Sua domanda, gentile Lettore, la scelta ideale per il suo monolocale seminterrato nell’estrema periferia è sicuramente un vasetto di basilico. Se dovesse morire, come spesso capita alle forme di vita, potrà procurarsi una nuova piantina al supermercato o da Ikea. Tra l’altro per una spassosa coincidenza “basilico” in svedese si dice “basilika”.

#24

Cara Redazione di TOR,
sono disperato perché in palestra tutti sanno saltare con la corda tranne me. Non mi ritengo una persona scoordinata, ma neanche così tanto sportiva. Mi muovo perché fa bene e perché non voglio morire di infarto o di qualche tumore. Prima correvo per strada, ma era più il tempo che passavo cercando di non farmi investire dalle auto che quello trascorso effettivamente a correre. In palestra corro sul tapis roulant a una velocità media. Tutto va bene, ma quando vedo l’istruttore prendere la corda precipito nel panico: in genere le corde le tiene appese a una rastrelliera in un angolo, perciò quando mi accorgo che sta per dirigersi da quella parte, subito trovo una scusa qualsiasi e mi rifugio in bagno o fingo di rispondere a una telefonata. Una volta mi sono girato a parlare con un uomo sconosciuto a cui ho chiesto l’ora due volte. Temo che prima o poi il trucco sarà scoperto e che tutti mi irrideranno. È incredibile come sembri facile a vedere gli altri: saltano sulle punte leggeri e la corda compie un arco perfetto, una, due, tre volte, all’infinito, schioccando sul pavimento con regolarità assoluta. Io non riesco neanche a fare il primo saltello: cado, incespico, non riesco a coordinare le mani e i piedi. Una volta mi sono dato una frustata in fronte così forte che si sono fermati tutti a guardarmi preoccupati. In effetti ho avuto un graffio per qualche giorno: finché non è completamente sparito non mi sono più fatto vedere.
Grazie per l’aiuto.

#23

Gentile Lettore,
non c’è un altro modo per dirlo: il detersivo per piatti deve essere a base di limone e aceto. È solo grazie all’azione sgrassante di questi due ingredienti che il risultato può essere ottimale: la sua allergia a tali elementi è un problema che non può essere risolto in alcun modo, se non indossando degli appositi guanti o pagando qualcuno che lavi i piatti al suo posto. Ha provato a produrre del detersivo in casa? Si può fare, servono poche cose: un barattolo di vetro, una pentola, un imbuto e un frullatore. Le basterà bollire dei limoni fino a quando non saranno morbidi; quindi li taglierà a pezzetti di una dimensione qualunque dopo averli privati dei semi e li frullerà, filtrandoli con un colino e versando infine il tutto in una pentola con acqua, aceto e sale. Si ricordi di mescolare numerose volte durante il processo di ebollizione. Con il frullatore a immersione, dopo aver spento il fuoco, amalgamerà il composto e lo trasferirà in un contenitore di qualsiasi grandezza. Se anche così le sue mani dovessero squamarsi e prudere, dovrebbe prendere in considerazione l’idea di usare stoviglie di plastica.
Distinti saluti dalla Redazione.

#17

Gentile Lettore,
andiamo dritti al punto: la rivista è e sarà unicamente online. Gli argomenti sono strettamente legati alla cronaca, all’attualità e alla società, con alcune digressioni sullo spettacolo e sulle cose degli eventi. Lo stile del sito che ospita la rivista è, come ha visto, asciutto, essenziale, con utilizzo di colori freddi e finalizzati ad una migliore qualità di lettura; anche i caratteri delle parole sono di grandezza media, e permettono un’efficiente visualizzazione su qualunque schermo.
L’immagine rappresentativa della rivista è iconografica e non necessariamente legata alla tipologia degli argomenti trattati; ciò consente di risultare ai lettori (e a eventuali sponsor) appetibile come brand autonomo, indipendente, in grado di differenziarsi dall’offerta globale online.
La cadenza sarà a inappellabile discrezione della Redazione, con l’eccezione di questa rubrica (“TOR risponde”), che uscirà ogni venerdì.
Evidentemente, questa rivista è una delle sorprese più innovative e interessanti degli ultimi tempi. È alla luce di questo che, certi della sua comprensione – dei presupposti della rivista in primis, e dei suoi scarsi mezzi in seconda battuta – rifiutiamo senz’altro la sua richiesta di collaborazione.
Sperando di aver risposto alle sue domande in modo esauriente, le inviamo i distinti saluti della Redazione.