#63

Mentre le suore si danno fuoco in Tibet e chissà in quali altri paradisi esotici, quelle italiane cosa fanno? Sì, è proprio questo il tema scottante di cui ci occuperemo in questo articolo, un tema che è sulla bocca di tutti: le devastanti vicende delle suore nel mondo, creature sempre all’avanguardia nelle strategie di marketing legate al suicidio dimostrativo.
«Ha sentito della suora in Tibet?»
«No» ci confessa un tale al bar che chiameremo Forfora per rispetto della privacy.
Forfora è uno dei pochissimi italiani che non si interessano alle cose che contano. O forse ha preferito non commentare perché le “suore bomber” lo toccano troppo da vicino?
Tutt’altra reazione don Marcello, il parroco di un quartiere di una città, che stenta a trattenere le lacrime mentre ci rivela che «Sì, mi pare che l’ho sentito.»
E le suore italiane? Come reagiscono alle notizie delle vieppiù numerose suore-coraggio che lottano contro le ingiustizie del nostro pianeta in balia del capitalismo?
«Sono scelte personali» ha dichiarato una.
«Prego per loro» ha dichiarato un’altra.
«Sono scelte loro» ha rimbeccato una (non la prima).
«Prego personalmente per le loro scelte» ha concluso suor Sorella (nome fittizio, ndr), tenendo per mano quattro bambini.
Ma cosa spinge una suora a sacrificare la propria vita nel nome del fuoco? Il Tibet è lontano, ma se fosse vicino? Ne abbiamo parlato con un esperto di Paesi stranieri.
«Se il Tibet fosse vicino sarebbe un casino» ha dichiarato con voce stentorea.
«Cioè?»
«Non saremmo italiani, saremmo qualcos’altro.»
«Quindi le suore italiane non lottano contro il Male perché sono italiane?»
«Certo, è possibile.»
Abbiamo scritto un tweet sulle suore al Pontefice (nome fittizio, ndr) senza ottenere risposta. Le gerarchie vaticane si chiudono a riccio per proteggere dei segreti? O sono controllati da qualcuno che li manovra come pupazzi? È possibile che dietro questa cortina di fumo ci siano gli alieni? Che relazione esiste tra le suore e i fatti di Roswell?
Non smetteremo mai di indagare, perché noi di The Oslo Review pensiamo sempre alle cose al posto vostro.

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6 thoughts on “#63

  1. Stimolato dall’interessante articolo, mi sono concesso un po’ di tempo per qualche ricerca.
    Se il Tibet fosse vicino, i nostri mandolini diventerebbero campane tibetane (idiofoni a frizione) e sulle nostre pizze fonderebbe la mozzarella di yak. Non oso immaginare come ne verrebbe trasfigurata la nostra mafia, terza ma non meno preziosa immaginetta dell’Italia nel mondo.
    Insomma, se il Tibet fosse vicino, l’Italia non sarebbe quella che conosciamo.
    E ben poco allieterebbero i nostri animi le rificolone infuocate delle suore nelle notti più settembrine e ventose.
    Grazie, ancora una volta, per l’interessante articolo.

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