#43

Ve le avevamo annunciate e voi le aspettavate trepidanti: ecco finalmente le nostre classifiche! Abbiamo consultato tutti gli esperti del settore, la gente che vive in strada, personalità del mondo dello spettacolo e della scienza, politici di ogni nazionalità ed estrazione; abbiamo raccolti dati e opinioni, voti e giudizi, oggetti e parole, e dopo un’attenta analisi in certi laboratori di Samarcanda abbiamo stilato la “top ten” definitiva delle cose. Eccola a voi, in un sensazionale countdown che vi mozzerà il fiato.

10. Al decimo posto (ma era nell’aria) lo stagnino. Finiti i tempi di idraulici e palombari, questa magnifica figura professionale raccoglie molte simpatie soprattutto tra gli over 70 – nostri affezionati lettori che cogliamo l’occasione per salutare.
9. Girovagare. Attività di culto da tempo immemore per tanti, sembra essersi ormai affermata tra le cose preferite dalle persone. Prendi alcuni oggetti essenziali dai ripiani di casa tua e vai, vai, vai. Dove? Chi lo sa. Tornerai? Chi lo sa.
8. Da sempre nelle top ten di tutto il mondo, le materie sembrano essere l’unica certezza per questa umanità che cambia, sempre “on the go” come dicono gli anglofoni. Forse aiutate dalla loro stessa ambiguità (materie in senso fisico? scolastico? storpiatura della città lucana?), le materie si sono imposte nelle zone alte della classifica delle cose e noi le accogliamo con un grazie.
7. Machu Picchu. Che dire? Un posto da vedere assolutamente per fare parte dell’élite delle persone che amano le cose giuste. Per chi non ci fosse ancora andato: 13° 9′ 47″ di latitudine sud e 72° 32′ 44″ di longitudine ovest.
6. Al sesto posto fa il suo ingresso la politica con Jovanotti e Madre Teresa di Calcutta. Questo binomio inscindibile farà molto discutere i puristi («Non so manco chi cazzo siano» ha commentato una turista islandese in una tabaccheria di Carbonia), ma è un dato e in quanto dato va preso.
5. Nella nostra classifica c’è posto anche per la trasgressione: costringere minorenni disagiati a fumare crack non è una cosa che ci aspettavamo di trovare in classifica in questi tempi di salutismo mondiale, eppure è al quinto posto – in “top five” come dicono gli anglofoni. Ma se piace a voi, eccoci qui a promuoverne la pratica.
4. Perde tre posizioni ma è sempre qui a tenere occupate le nostre orecchie con i suoi suoni e i suoi concetti: parlare. La tendenza è al ribasso e forse prima o poi uscirà definitivamente dalle vostre preferenze (chi scrive non vede l’ora, lo confessiamo), ma per ora resiste. Gli esseri umani, che chiacchieroni.
3. Medaglia di bronzo per il batik. Sui vostri divani, sulle poltrone, alle pareti tra fumi di cannabis, sopra grosse lampade per creare un languido “effetto relax”, in terra per chi non può permettersi un tappeto. Ormai il batik è il minimo comune multiplo delle abitazioni delle persone. Fa tanto Indonesia, Tanzania, ma fa anche tanto Perù (v. posizione 7 di questa classifica).
2. A un passo dalla vetta c’è godersela. A chi non piace? A chi non va? C’è chi se la gode ingozzandosi di polenta, chi attraverso un uso cosciente dei propri genitali, chi osservando la lenta agonia di amici, nemici o parenti anziani, e chi invece gode per il semplice fatto di essere qui e ora. Comunque sia, godiamocela, perché no, d’altra parte tutto fa pensare che siamo vivi.
1. Al primo posto, il gradino più alto della nostra classifica, la medaglia d’oro delle cose, cosa potevamo trovare se non proprio le cose? Piacciono a tutti, ricchi e meno ricchi, stupidi e meno stupidi, bellissimi e deformi, a tutte le razze (anche quelle cosiddette “inferiori”), a tutte le classi sociali (anche quelle disagiate per colpa loro), a tutte le religioni («Dio è una cosa bellissima» ha dichiarato un sedicenne ciellino di Treviso subito dopo aver votato).

Fateci sapere cosa pensate della nostra classifica di quest’anno, ci teniamo sempre molto a raccogliere le vostre opinioni ed eventualmente a leggerle.

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#42

Fare le valigie prima di partire è molto importante se non si vuole rischiare di partire come delle persone molto povere e quindi ritrovarsi nei luoghi di villeggiatura senza vestiti. Una regola fondamentale, quando si fanno le valigie, è ricordarsi proprio di mettere i vestiti: non si contano, infatti, le testimonianze dei nostri lettori che si sono accorti troppo tardi di aver messo in valigia solo cose futili come rastrelli, tagliaunghie e libri, dimenticando completamente gli abiti, necessari invece per una sana relazione con altri esseri umani (la nudità è un argomento complicato di cui parleremo, forse, prima o poi. Oppure no: dipende). Ecco per esempio cosa ha dichiarato in proposito una donna di trentanove anni interrogata sull’argomento presso l’aeroporto di una città: «Non capisco dove sia il mio gate.» I nostri esperti raccomandano di chiudere (attenzione, però: chiudere non nel senso di aprire) la valigia prima di afferrarla per il manico e condurla, per esempio, nell’ascensore, onde evitare lo sparpagliamento di cose nello spazio. Attenzione: è fortemente consigliato non dimenticare niente di utile. Se la vostra destinazione è un luogo della Terra, particolare attenzione va prestata ai documenti, qualora sia di vostro interesse non essere imprigionati e, come talvolta succede, picchiati selvaggiamente dagli agenti doganali. Qui di seguito la drammatica testimonianza in proposito di una coppia di Agrigento sorpresa all’imbarco senza passaporto: «Non ricordiamo nulla dell’accaduto, perché successe molti anni fa durante il nostro viaggio di nozze a Catania.»
Se viaggiate in macchina ricordate di chiudere il portabagagli e gli sportelli dell’auto. Se avete figli ricordatevi di nutrirli a intervalli regolari. Buona partenza, amici lettori.

#41

È il Direttore che vi scrive.
Come immaginate ci arrivano molte lettere di persone generiche che si complimentano con noi di The Oslo Review perché siamo una rivista straordinaria, unica nel suo genere, l’unica rivista davvero importante di tutto il mondo. Lo sappiamo, certo che è così.
Poi ci arrivano curriculum vitae stampati in Times New Roman corpo 12 di persone lettrici che vorrebbero collaborare con noi, ovvero scrivere degli articoli importanti per The Oslo Review, in modo da essere visibili e farsi un nome nel mondo del giornalismo che conta. Stiamo valutando i profili di queste persone lettrici, ma per ora non ce n’è nessuno all’altezza. Un suggerimento: prima di inviarci il vostro curriculum provate a chiedere a voi stessi se fate schifo. Se la risposta è “Sì” o “Forse sì”, non inviateci il curriculum.
Infine ci arrivano lettere (soprattutto cartacee) di giovani persone che si chiedono come funzioni la nostra Redazione, quante persone ci lavorino, da che ambienti provengano, quanti anni abbiano studiato per arrivare a un tale sovrumano livello di approfondimento. Rispondiamo a questa domanda una volta per tutte: grazie.
Con affetto,
il Direttore

#40

Nella vita di tutti i giorni le persone spesso hanno dei problemi. C’è chi ha problemi di salute, chi di lavoro, chi invece ha problemi mentali e picchia le altre persone (a volte arrivando a uccidere, che è una cosa abbastanza grave). Come risolvere questi problemi in modo da non averne più? La soluzione spesso è più semplice di quanto si immagini.
Per prima cosa proviamo a focalizzare il problema. Una volta che l’abbiamo individuato, risolviamolo. Certo, a volte non è semplice. Alcuni problemi sono complessi, richiedono l’intervento di più di una persona (per esempio due persone, oppure tre, quattro, cinque, sei, eccetera); altri problemi invece possono essere risolti da una sola persona (generalmente si tratta di quella che ha il problema).
Se avete un problema piuttosto complesso, provate a scriverlo su un pezzo di carta e poi leggetelo. Quando sarà chiaro cosa fare per risolvere il problema, fatelo.
Abbiamo parlato con una persona a proposito del suo problema. Ecco cosa ci ha raccontato.
– Lei ha un problema?
– Sì, come tutti.
– Ha mai pensato di risolverlo?
– Ci penso spesso, certo.
– Ci pensa soltanto o fa anche qualcosa per porre fine a questo problema?
– Non è così facile.
– Certo che lo è. Pensi al problema e poi lo risolva.
– Be’, ma…
– Lo faccia.
– Va bene.
– Ci sta pensando?
– Sì.
– Perfetto. Problema risolto, allora.
– Dice?
– Certo.
– Grazie.
– Prego. Arrivederci.
Visto com’è facile? Provate anche voi a casa e fateci sapere. Buon 10 agosto spensierato a tutti.

#39

– Ha caldo?
– Molto, sì.
– Come mai?
– In che senso?
– Perché ha caldo?
– Lei non ha caldo?
– Risponda.
– Ho caldo perché fa caldo, che domande sono?
– Vorrebbe che facesse più freddo?
– Vorrei che facesse più fresco.
– Quale dovrebbe essere la temperatura ideale, secondo lei?
– Ma non saprei…
– Provi.
– Direi… sui 25 gradi.
– Adesso quanti gradi ci sono?
– Non lo so. Troppi.
– 87?
– Ma no. Saremmo morti.
– Allora quanti?
– Boh, 38.
– Quindi ci sono tredici gradi di troppo?
– Eh.
– Cosa farebbe se adesso ci fossero 25 gradi?
– Di sicuro non mi sventolerei con questo depliant!
– Che depliant è?
– Mi sembra… è di una banca.
– È interessato ai servizi di questa banca?
– No, l’ho trovato sulla scrivania e mi è sembrato perfetto per…
– Ha provato anche depliant di altre banche per sventolarsi?
– Non saprei dire se…
– In ogni caso questo depliant svolge perfettamente la sua funzione di sventolio, è corretto?
– Credo di sì…
– Come deve essere un depliant per poter sventolare correttamente una persona?
– Ma io…
– Ci pensi.
– Credo…
– Sì?
– Credo che l’importante sia che la carta non sia troppo morbida.
– Vuole dire che preferisce il cartoncino?
– Sì.
– Per una questione di vento?
– Il cartoncino fa più vento, esatto.
– Dove sta andando mentre si sventola?
– Sto rientrando in ufficio dopo la pausa pranzo.
– Riesce a mangiare con questo caldo o deve sventolarsi anche durante il pasto?
– Al bar c’è l’aria condizionata.
– Il caldo non le toglie appetito?
– Mangio frutta, verdura, queste cose qui.
– Segue i consigli di qualche esperto di caldo?
– Cerco più che altro di seguire la logica, il buon senso.
– La logica di chi?
– La mia logica!
– La sua logica le suggerisce di mangiare frutta e verdura per combattere il caldo?
– Cibi freschi, certo.
– E poi?
– Molta acqua.
– Quanta, esattamente?
– Vari litri. Dicono almeno due al giorno.
– Lo dicono gli esperti?
– Sì.
– Le interessano le previsioni del tempo?
– Ogni tanto.
– Ogni tanto?
– Se devo partire, per esempio, le guardo.
– Se deve partire cosa spera? Caldo o freddo?
– Dipende da dove devo andare, ovviamente.
– Faccia un esempio.
– Se devo andare al mare mi piacerebbe trovare il sole.
– Se invece deve andare in montagna vorrebbe la pioggia?
– Ma no…
– E allora?
– Dipende.
– Lei si ritiene un uomo insicuro?
– Non particolarmente. No.
– Crede che il caldo alla fine la ucciderà?
– Oh, è venuto a portare sfiga?
– Mi faccia vedere come si sventola.
– …
– Grazie, arrivederci.