#52

Vi abbiamo già parlato della questione Gratis, l’innovativo e rivoluzionario protocollo sul lavoro che sta influenzando la vita professionale delle persone.
A distanza di poche settimane abbiamo svolto un’accurata indagine al fine di valutarne i riscontri nei diversi ambiti lavorativi.
L’identikit medio dell’aderente al protocollo ministeriale Gratis è maschio/femmina di 20/35 anni, con un background scolastico che spazia dalla scuola superiore all’università; l’aderente medio è automunito (sebbene spesso utilizzi i mezzi pubblici), non è contrario a svolgere le sue mansioni dalle 9 del mattino e si rende disponibile fino alle 20/23, anche non in regime di straordinario.
«È un’esperienza nuova, sono molto emozionata» ci ha raccontato una ragazza di età generica che sta svolgendo un’attività lavorativa firmata Gratis presso un’agenzia di pubblicità. «All’inizio mi hanno inquadrata per i servizi più semplici, come fare fotocopie, rispondere al telefono, eccetera; dopodiché mi hanno messa alla prova come redattrice e infine come art-director. Sono molto felice, disegnare è sempre stata la mia passione, e anche mandare messaggi alla gente. Per me il Gratis è stato un’ottima possibilità! La consiglio a tutti.»
Idee diverse – ma non troppo – in un signore ultraottantenne che da qualche giorno è stato assunto (sempre secondo il contratto universale del Gratis garantito dal Ministero) presso uno stabilimento di merceria e scampoli. «Sto più che altro svolgendo manovalanza. Mi piace, l’ambiente è carino e tutti mi trattano bene. Tranne quando arrivo in ritardo, ma il traffico, si sa, è imprevedibile.» Secondo questo cittadino senior, a dispetto dell’età il Gratis non è stato l’unico motivo per cui è stato scelto al posto di altre persone. «So fare il mio lavoro molto bene» ha dichiarato roteando in aria il bastone da passeggio. «Non sono un raccomandato del cazzo! Il mio posto l’ho meritato!»
Di recente ha fatto scalpore la nascita del comitato NO-Gratis, formato da gente contraria alla proposta del Ministero. Sono perlopiù ex dipendenti o cassaintegrati, anche se qualcuno ha addirittura un impiego regolare e non aderente al Gratis, di cui ha anche l’impudenza di vantarsi. «È una formula che penalizza chi non partecipa. I curriculum non vengono neanche più letti se non viene specificato che si aderisce al protocollo Gratis. La troviamo una forma di discriminazione da combattere severamente!»
Noi crediamo che aderire al protocollo Gratis possa rivelarsi quantomeno un’esperienza nuova, sempre che non siate contrari per principio o per convenienza. Amici lettori, ricordate sempre che le motivazioni di chi lavora per soldi sono superficiali e grette. Buon lavoro!

#51

Gentile Direttore,
Le scrivo a nome di altri.
Il clima qui in redazione non è dei migliori a causa di alcuni comportamenti da Lei attuati durante la giornata, soprattutto in concomitanza con i pasti. Digerire è importante, sul luogo di lavoro in particolare, in quanto la cattiva digestione può portare un senso di malessere (in certi casi la morte) incompatibile con la performance lavorativa che, come Lei stesso usa dire, «è una delle prime cose». Il fatto che Lei orbiti intorno alle nostre scrivanie come un satellite mentre mangiamo, e che addirittura si fermi alle nostre spalle, tossendo ed emettendo suoni (ad es. di deglutizione) non è ben visto da alcuni redattori. Uno, in particolare, si è così espresso: «No!» riferendosi a qualcosa.
Un altro aspetto che vorrei portare alla Sua attenzione riguarda l’acqua: comprendiamo le Sue (cioè di Lei, del Direttore) convinzioni circa la salute e lo stare bene al mondo, ma obbligare i dipendenti a bere quando non ne hanno voglia risulta problematico, come può facilmente evincere da questo messaggio che mi è stato chiesto (in forma anonima) di farLe pervenire: «Non ho sete». Inoltre la fobia dei liquidi è un disturbo compulsivo molto frequente negli umani e si dà il caso che due persone ne siano affette: di qui la richiesta di sospendere tale regola o, quantomeno, di addolcirla, includendo (proposta) nello spettro dei “liquidi” anche i “solidi”.
Veniamo adesso agli orari di lavoro. Gentile Direttore, vivere è importante, come Lei ben sa, e fare le cose è un’attività fondamentale per la natura umana. Il suo stratagemma di dividere la giornata in ore da due ore ciascuna non incontra il nostro favore, dunque preferimmo di no. Altre lamentele che mi sono pervenute e che io Le rigiro col rispetto dovuto riguardano: pavimentazione, rubinetteria, il peperoncino, il portiere dello stabile (è troppo alto per il 76% dei redattori), la totale assenza di candeline profumate e finestre. Inoltre il motto aziendale è troppo lungo da leggere e da mandare a memoria e comunque non è ben chiaro al 99% dei colleghi «per il numero eccessivo di verbi». La maggior parte dei colleghi, recitandolo, si limita a muovere la bocca senza emettere suoni.
Tutto il gruppo lavorativo, infine, spera che la minaccia di sostituirci in blocco con oggetti non venga portata a termine.
Grazie per l’attenzione e buon lavoro a tutte le persone.

#50

Fumare è un argomento molto controverso. Chi lo fa per passione, chi per vizio, chi per atteggiarsi a buon mercato, chi per mettersi alla prova con sfide mortali. La nascita della nuova e per certi versi rivoluzionaria “nogaretta” pone i fumatori davanti a un grande dilemma: continuare a fumare nonostante l’unanime condanna della società civile oppure smettere allineandosi al pensiero della maggior parte della gente (tra cui medici, suore, bambini virtuosi e animali privi di pollice opponibile)?
La “nogaretta” è un oggetto particolare che si propone come antagonista dell’antica sigaretta; completamente nera e con una quantità di tabacco inferiore rispetto alla media (fonti Ocse), è modellata in maniera tale che a ogni espirazione il fumo formi eloquenti parole-chiave quali: “morte”, “necrosi”, “basta”, e così via. In pratica, il fumatore condannerà se stesso davanti alla gente producendo ben visibile autocritica con lo stesso strumento del suo vizio.
I molti fumatori presenti tra le persone sono rimasti in un primo momento colpiti dalla trovata, ma sembra che poi abbiano accettato la cosa: non di rado, infatti, si incontrano piccoli gruppi di fumatori dai quali emergono discrete quantità di parole “forti” che indicano inequivocabilmente l’utilizzo di “nogarette”. La scelta di marketing dei produttori si sta dunque rivelando vincente.
La questione sta dividendo la gente, tanto che anche qui alla The Oslo Review (sito di informazioni sulle cose) ci stiamo interrogando sull’eventualità di un sondaggio.
Il Ministero si è mostrato soddisfatto del lancio delle “nogarette” che, dicono, «presto saranno le uniche sigarette in commercio e verranno vendute anche sfuse». I non fumatori sono convinti che questa idea del fumetto sia più efficace delle vecchie scritte sui pacchetti. Un quindicenne con i capelli lunghi ha infatti dichiarato: «Questa idea del fumetto è più efficace delle vecchie scritte sui pacchetti.»
Noi consigliamo naturalmente di provare la “nogaretta” per farvi un’idea di cosa significhi essere minacciati di morte da un oggetto, a meno che non apparteniate ai cosiddetti “non fumatori”, nel qual caso non vi consigliamo nulla.

#49

Uccidere un’aragosta può comportare uno sforzo emotivo se per caso eravate affezionati all’animale o se non gradite l’uccisione come pratica sociale. Tuttavia siamo qui a ricordare ai nostri lettori che nutrirsi è un diritto e che la cottura delle creature è un uso tipico dell’umanità fin da quando non esistevano i frigoriferi. Prima di tutto va precisato che l’aragosta, in quanto crostaceo, non capisce nulla di quanto sta succedendo e che dunque può essere facilmente ingannato se nei secondi precedenti al suo inserimento nella pentola di acqua bollente vi mostrerete distratti da altro (per esempio, provate a bere un bicchiere d’acqua o allacciatevi una scarpa). In questo modo l’animale non dovrà subire la terribile ansia dell’imminenza della propria straziante morte, supplizio che – vi ricordiamo – è stato già inflitto a molti altri nella storia (dittatori al patibolo, zanzare e altre persone). Tantomeno la vuota retorica della “coscienza” potrà arrestare la vostra legittima esigenza di nutrimento: dovete sempre ricordare, infatti, che si tratta di una questione di vita o di morte, di “voi” contro di “loro” (o “essi”): se deciderete di non uccidere l’aragosta è possibile che moriate di fame, a meno che non la ingolliate viva e intera lasciandola vivere placida al vostro interno. La soluzione di mangiare altro dall’aragosta, purtroppo, non è contemplata in questo vademecum.
Un’ultima cosa da dire riguarda le uova: se presenti, i grappoli di uova color corallo vanno certamente conservati in quanto gustosi, e si potranno in seguito adoperare per insaporire le salse di accompagnamento. Tuttavia molte persone ci hanno scritto sgomente per aver trovato delle uova all’interno dell’animale: «Dopo aver ucciso l’aragosta ho trovato queste uova e preso dalla disperazione ho cercato di rimettere tutto a posto, ma ormai era tardi» ha confessato un cuoco amatoriale di Novi Ligure poco prima di un fallimentare tentativo di suicidio. Anche in questo caso, cari lettori, i vostri sensi di colpa sono inutili, perché in quelle uova non c’è vita ma solo buon succo sapido che una volta assaggiato redimerà i vostri tormenti e renderà felici gli ospiti, se ne avete.
Vi auguriamo buon appetito e vi suggeriamo una riflessione: se i crostacei avessero sentimenti non pensate che il buon Dio gli avrebbe permesso di manifestarli?

#48

Sono giorni di grande apprensione. Le persone stanno pensando cose negative e vedono tutto nero e grigio scuro. Non c’è ripresa, non c’è futuro, non c’è speranza per noi esseri viventi. Probabilmente è così, ma in qualche anfratto della nostra società c’è anche chi ha una visione diversa e vuole vedere il lato positivo delle cose. Una ventata di euforia sta coinvolgendo sempre più persone, e sembra davvero contagiosa.
«Non vedo l’ora che sia venerdì per fare l’ape con gli amici e il mio raga!» ci racconta una ventenne di Crema (CR), sfoggiando un ottimismo che ormai sembra provenire da un’epoca distante nel passato. «Al secondo spritz perdo le inibizioni!» aggiunge la ventenne col suo sorriso a trentadue denti, tipico di chi vede il bicchiere mezzo pieno.
Abbiamo chiesto a un signore col cane cosa pensa del futuro, se l’Italia ce la farà.
«Certo che ce la farà, ma solo grazie a Grillo! Bisogna mandarli a casa quei ladri maledetti che ci hanno ridotto così!» ha dichiarato l’uomo trattenendo a stento il cane, ancora più euforico di lui.
E mentre ad Afragola si sta organizzando la prima manifestazione nazionale degli ottimisti all’insegna dell’euforia, anche in altre città tradizionalmente più cupe cominciano a sentirsi le prime voci fuori dal coro.
«Forza amici!» è lo slogan del neo-eletto sindaco Fermentin, in un comune di trecento anime in provincia di Belluno. E la gente sembra disposta a lasciarsi coinvolgere: alla festa di compleanno della piccola Miriam sono accorsi in più di tredici, tutti pronti a far baldoria.
«Sono felice» ha dichiarato con gioia la piccola Miriam, quattro anni e tanta grappa nel corpicino. E noi brindiamo con lei: un futuro pieno di cose positive ed euforia per tutti!