#58

Sono tempi rapidi in cui tutto è istantaneo, fulmineo, il messaggio deve arrivare forte e chiaro col minor numero di parole possibile, le persone hanno fretta e non possono stare a sentire te che ci metti decine di secondi a esprimere un concetto.
Molti studiosi delle cose rapide sono concordi: anche la lingua in cui vengono espresse le cose sta cambiando. Anzi, è già cambiata. Secondo uno stimato professore di una cittadina di provincia i giovani hanno smesso da tempo di coniugare i verbi, e il prossimo passo sarà smettere di usare preposizioni e articoli. Alla nostra domanda sulla sorte degli aggettivi il professore, sconsolato, ha risposto così: «Per i giovani gli aggettivi sono inutili e ampollosi, oltreché violenti e arbitrari. E hanno ragione. Chi siamo noi per arrogarci il diritto di descrivere le cose?»
Ci siamo recati in un hard discount in cerca di giovani da intervistare. Li abbiamo trovati alle prese con dei pacchetti di patatine intrisi d’olio.
«Vi piace quella marca?»
«Comprare.»
«Ma la qualità è buona?»
Il giovane fa il gesto del pollice alzato mentre la sua amica, indispettita, interviene con decisione: «Volere.»
Alla cassa troviamo un’altra persona giovane che conta i prodotti mentre scansiona i codici a barre. Proviamo a chiederle cosa pensa del suo lavoro.
«Comprare?»
«Siamo giornalisti. Possiamo chiederle cosa pensa del suo lavoro? Le dà soddisfazione?»
«#mortenelcuore» dichiara la persona, facendo il segno dell’hashtag con le dita.
Qual è il destino della nostra ricca lingua, la stessa di Dante, Petrarca e Bonolis? È davvero ineluttabile questo passaggio alla semplicità? Quali benefici trarremo dalla sintesi? Qual è il destino del giornalismo di approfondimento in questa era di cose rapide?
Veniamo scortati fuori dall’hard discount dal responsabile del banco del pesce.
«Lei cosa vede nel suo futuro?»
«Pesce? Dentro. No pesce? Fuori.»
«Ma i politici?»

#57

Il Festival del Cinema di quest’anno è ancora in corso, e si sta svolgendo secondo il metodo dell’ingresso tramite accredito o biglietto.
Le pellicole in gara provengono da diversi Paesi e affondano le radici in certe categorie: drammatico, horror, thriller, documentario, romantico, rapace e normale.
Le proiezioni avvengono all’interno di cinque sale, ognuna di esse sempre piena di gente curiosa e attenta ai trend cinematografici del momento: commenti e sensazioni hanno trovato il loro naturale sfogo sulla rete sociale (i “social network”), attraverso le tipiche forme di comunicazione delle persone che possono utilizzare computer o telefoni moderni. Questo ha generato contrasti forti su tematiche diverse, come spesso accade nella vita quotidiana delle democrazie.
È stato montato addirittura un “red carpet” per strizzare l’occhio alle altre occasioni internazionali di Cinema, e su di esso hanno sfilato persone provenienti dai settori dello spettacolo e del jet-set. Commovente l’arrivo di un anziano regista che a fatica, ma con orgoglio, è riuscito a percorrere il tappeto rosso salutando i fan con l’altra mano.
Opinioni contrastanti ha suscitato in particolare un certo film-scandalo. Abbiamo raccolto alcune dichiarazioni degli spettatori per voi.
«Grandissimo Mahlamud al-Batiirj van den Streijtenstroof. Non delude mai» ha dichiarato una studentessa prossima al diploma in odontotecnica.
«Non male, devo dire che non è male» è stata invece la reazione convinta di un addetto alla security.
Il Festival proseguirà ancora per altri giorni, vi consigliamo pertanto di acquistare il vostro biglietto allo scopo di vedere i film che vi interessano. Se invece avrete la possibilità di ottenere un accredito, sarebbe il caso di vedere quanti più film possibile, anche nel rispetto di chi non potrà ottenere l’accredito stesso e dei numerosi sordociechi che hanno assediato il Festival con violenti slogan in braille.

#56

Il cambiamento climatico attanaglia le persone e i loro animali domestici.
Ultimamente l’instabilità del meteo ha modificato le abitudini di vestiario e di approccio alle giornate; anziani che indossano colbacco e perizomi a gennaio, giovani lavoratori che mettono il montone sopra alla tuta e le pinne in spiaggia, donne che rinunciano a vestirsi e quindi a uscire.
A fronte della mole di informazioni che tv, rete Internet e giornali ci danno sul clima, The Oslo Review ha deciso, consultandosi con un team di esperti di natura, di proporre ai suoi lettori un servizio meteo serio e valido per ogni occasione.

OGGI
Temporali sparsi, come la pioggia. Precipitazioni elevate, soprattutto nelle zone in cui pioverà ma anche quelle adiacenti.
Venti forti soffieranno nel pomeriggio, mentre di mattina la temperatura bassa potrebbe involontariamente favorire il riscaldamento globale a causa dell’accensione contemporanea di un certo numero di termosifoni.
L’umidità avrà una percentuale generica che si attesterà tra il 18% e il 64%; casi analoghi a quello odierno sono stati riscontrati anche in altri anni.

DOMANI
Il maltempo continuerà a imperversare soprattutto durante le ore della giornata. Venti forti soffieranno da Sud-Sudest o da altri punti cardinali, e questo potrebbe favorire l’espandersi verso Nord-Nordovest di virus che potrebbero dar luogo a vere e proprie epidemie. Consigliamo, dunque, un cappello.
La pioggia dovrebbe interrompersi a un certo punto, sempre che non lo faccia. È probabile che si debba aspettare la mezzanotte e dunque il giorno successivo, sul quale non disponiamo di alcuna informazione.
Molta umidità, circa al 78%, in controtendenza rispetto agli standard degli ultimi 3,5 inverni, che sono stati diversi.

Vi ringraziamo per i numerosi commenti di incoraggiamento espressi via lettera e social network:
«Rubo!» ci ha scritto un utente.
«Rubo!!!» ci ha scritto un’utente.

#55

Ad alcune persone piace la musica per il ritmo (72%), ad altre per le armonie (19%), a certe per i testi significativi delle canzoni (6%). Ad altre persone, invece, la musica non piace o fa vomitare. Grazie a una piccola dose di siero della verità recapitataci in redazione da un anonimo lettore che ne ha sottratto alcune fiale misteriose presso la Questura di Lecco, siamo riusciti a ottenere preziose informazioni su quali sono le ragioni profonde per cui le persone amano il famoso rocker Vasco Rossi, le cui grandi performance dal vivo richiamano esseri umani da ogni angolo del Paese (l’Italia).
Il primo interpellato è un adolescente a caso di Arezzo.
«Beva questo.»
«Cos’è?»
«Lo beva. È gratis.»
«Sa di cedrata.»
«Sì, bene. Ora ci dica perché le piace Vasco Rossi.»
«Perché ho due neuroni in croce e fare il gesto della fica allo stadio mi fa sentire parte di qualcosa di grande. Ma che ho detto?»
«Grazie.»
Avviciniamo un altro giovane, di estrazione apparentemente meno umile.
«Beva questa cedrata. È tipo il Viagra.»
«Buonissima.»
«Grazie. Sappiamo che le piace Vasco Rossi. Ci dica perché.»
«Perché è rozzo, sciatto e volgare come sarei anch’io se non fossi schiavo della mia classe sociale, che mi impone di vestire in un certo modo e di darmi un tono.»
«Arrivederci.»
La persona seguente con cui parliamo è una signora con i capelli.
«Tenga, è cedrata speciale.»
«Non ho sete.»
«Beva lo stesso.»
«…»
«Ottimo. Ora ci dica perché in macchina ascolta spesso il brano “Alba chiara” del cantante emiliano-romagnolo Vasco Rossi.»
«Perché i suoi brani sono poesie per analfabeti che posso condividere su Facebook ottenendo molti mipiace. Inoltre mi rafforza nel mio ruolo di vagina semovente bramata da maschi animaleschi che fingo di detestare in quanto sessisti. O santo cielo… ma che sto dic-»
«Buona serata.»
L’ultima persona a cui somministriamo la finta cedrata (per nobili scopi antropologici) è un uomo che indossa delle scarpe scamosciate e tiene un iPhone nella mano sinistra.
«Dunque Vasco Rossi?»
«Perché sono in tutto e per tutto un italiano medio e tendo al ribasso.»
«Ne è certo?»
«Naturalmente. Sono inutile, no? Ah ah ah!»
«Grazie.»

#54

In una società in cui le cose cambiano rapidamente e senza preavviso, rischiava di passare inosservata la nuova proposta avanzata dal CNIR (Comitato per la Nuova Interpretazione della Religione) di spostare la data del Santo Natale al 13 di febbraio. Sebbene i maggiori organi di informazione abbiano snobbato la notizia per dare spazio a nuovi inserti pubblicitari dei produttori di pandoro e panettone, The Oslo Review ha voluto invece capire meglio le motivazioni di tale cogente proposta.
«È ormai chiaro che il 25 dicembre è una data scelta secondo un retaggio pagano e anti-religioso» ci ha spiegato una persona del Comitato. «Noi vogliamo ripristinare un giusto percorso logico e spirituale della nascita di Iesus Christus, detto informalmente Gesù, e in attesa di avere riscontri precisi vorremmo che il Natale venisse spostato verso un periodo più in linea con le notizie pervenuteci dal Nuovo Testamento, che dovrebbero abbracciare un lasso di tempo compreso tra febbraio e aprile.»
Le reazioni non sono state molte e violente come spesso capita nell’era delle reti sociali (in inglese: social network). Anzi, parecchia gente ha reagito sorpresa all’esistenza di questa cosa dello spostamento del compleanno di Iesus Christus.
«Non ne sapevo nulla. Comunque è uno schifo!» ha esclamato un signore vestito.
«L’importante è che non si perda lo spirito del Natale, i regali, i cantuccini nel Vin Santo benedetto, eccetera» ha bofonchiato una studentessa di Economia delle Persone.
«Sono le solite trovate pubblicitarie: come si fa a spostare una cosa grande come la nascita di Nostro Signore Iesus Christus?» ha invece risposto una signora incappucciata nei pressi della sua abitazione. Anche se in seguito ci ha domandato: «Ma la cosa dei saldi?» Quesito scottante a cui abbiamo risposto con un perentorio «Grazie.»
Il consiglio che diamo ai nostri affezionati lettori è quello di informarsi bene non solo sul futuro di questa proposta, ma anche di rileggere con attenzione i testi sacri (riga per riga) allo scopo di sviluppare un’approfondita competenza specifica e capire se questo spostamento va bene oppure no, e infine twittare l’opinione. Ovviamente, il consiglio vale anche per i cosiddetti “atei” e le persone di religioni strane o sbagliate, alle quali per ottusità non importa assolutamente nulla della nascita del Redentore Iesus Christus ma ci tengono comunque a fare e ricevere regali.

#53

Come molti sanno, il vero centro dello shopping di Milano è via Mario Broglio. Strada soggetta al regime denominato “a traffico limitato” permette tuttavia il passaggio delle persone a patto che camminino. La parola più pronunciata in questa zona è “prêt-à-porter”, sebbene il 78% degli intervistati abbia dichiarato di non conoscerne il significato: “Cordami e vernici?”, ha azzardato un esodato.
La via, nel corso della sua storia, ha ospitato diversi illustri personaggi milanesi, tra i quali Giovanni e Laura. Sempre in questa via, circa 180mila anni fa non c’era nulla. Già dalla fine dell’Ottocento, tuttavia, via Mario Broglio si andava vieppiù caratterizzando come via del lusso: a testimonianza di ciò basti citare i primi insediamenti di antiquari e gioiellerie che vendevano rispettivamente cose. A partire dagli anni Cinquanta si impone come la via più importante dello shopping di tutto il mondo: chiunque voglia comprare deve obbligatoriamente farlo qui se vuole continuare a definirsi “uomo” o “donna” (a seconda).
Tra i beni acquistati più di frequente in via Mario Broglio al terzo posto c’è il cadmio, al secondo posto i telecomandi, al primo posto altro. Oggi produce circa il 12% del PIL di tutta la città di Milano, Roma compresa. Tuttavia, secondo un sondaggio effettuato da noi, solo il 16% dei visitatori della strada ha ammesso di aver acquistato qualcosa; il restante è fuggito senza rispondere. Questo è strano. Ecco che cosa siamo riusciti a farci dire da un personal shopper incontrato in un bar: «Sto bevendo un cappuccino».
Tra le straordinarie, uniche caratteristiche di questa strada – definita “alla moda” – la presenza di un marciapiede su ciascun lato per l’intera lunghezza: il cosiddetto “Progetto Marciapiedi” è stato portato a termine dopo lunghi anni di lavoro e permette alla cittadinanza di camminare senza dover organizzare turni di sorveglianza per controllare che non ci siano autovetture in rotta di collisione. Via Mario Broglio, inoltre, è asfaltata. Il senso è unico ma la direzione consentita cambia da un certo punto in avanti. I pareri, su questo, sono discordanti: «Di qua!», «No, di là!» è stata l’inquietante conversazione avuta da due viandanti di sessi diversi.
A nord è possibile procedere verso il nord, mentre a ovest c’è la sede della Croce Rossa Italiana: «Può sempre servire» ha dichiarato il famoso Xxxx Xxxxx.