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Un film che vive di elementi collegati in una temporalità visionaria e che contempla un intreccio tra le personalità dei protagonisti, ma anche azioni e reazioni che si concatenano in sequenza. La scelta della trama affonda le radici nelle tematiche degli anni ’80, ’90 e ’00, per poi nascondere e rielaborare con un’alternanza ritmica di sequenze la sua reale natura; una destrutturazione della storia, che si adagia in un contesto visivo riempito dalla presenza di inquadrature e dialoghi, marchio di fabbrica del regista. Perché è proprio in quel momento che la sceneggiatura emerge e riemerge, tintinnando tra i cristalli della fragilità, calpestando i luoghi comuni ed estrapolando da un gesto qualunque la rievocazione descrittiva di ciò che è stato e deve essere anche qui. Adesso. Ora.
Abbiamo intervistato il regista.

– Il fatto di aver ricevuto critiche al suo film d’esordio ha condizionato in qualche modo il suo approccio?
– No.
– Nessuna tensione, preoccupazione?
– Se dovessi reagire emotivamente ad ogni critica farei il panettiere.
– I personaggi nel film sono molto connotati. Pochi dialoghi, molte scene, utilizzo del piano sequenza.
– L’approccio all’immagine deve avere un suo stile, un metodo. Non si improvvisa in questo campo, ogni scelta dev’essere consapevole.
– Qualcuno pensa che lei sia un regista imprevedibile.
– Cosa intende per imprevedibile?
– Che il suo modo di girare possa riservare sempre elementi sorprendenti sia in senso negativo che in senso positivo. Imprevedibile.
– È un po’ come la vita, allora. Mi sembra un’analisi superficiale.
– Nel suo primo film, però, le reazioni sono state diametralmente opposte a quest’ultimo.
– Non credo che le critiche ricevute nel primo film fossero molto sensate. Io continuo a difendere le mie scelte.
– Ha mai pensato di smettere di fare il regista?
– E perché dovrei? Ho appena cominciato…
– Ci sono grandi autori che hanno prodotto poche opere.
– Ci sono giorni in cui piove anche se è estate.
– È più importante una telecamera o una sceneggiatura?
– Sono due elementi complementari. Io comunque sento di preferire la carbonara.
– Lei tiene in considerazione i gusti del pubblico quando gira?
– È già difficile trovare un accordo con me stesso, figuriamoci se mi mettessi a preoccuparmi del pubblico. Gli lascio però ampio spazio per giudicare il mio lavoro.
– Il suo nuovo film ha avuto un grande successo. Cosa farà adesso?
– Incontri, presentazioni, prime visioni… interviste.
– Poi si rimetterà dietro la macchina da presa?
– Credo di sì, ma non so dirle quando.
– La vita è meravigliosa?
– È una domanda o il titolo di un film?
– Risponda.
– Il film non l’ho visto, ma ne ho sentito molto parlare.
– Arrivederci.
– Salve.

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