#7

Torna l’autore che al suo esordio è stato capace di mettere d’accordo critica e pubblico e con lui il suo personaggio più riuscito, questa volta alle prese con la tragedia iperrealista. Di concerto con il momento letterario attuale, l’autore compone un testo di difficile collocazione, ambizioso: un romanzo di formazione, senza dubbio, sebbene ogni etichetta risulti poco utile a incasellarlo: la levità della scrittura, la precisione della parola, la perfezione di una struttura narrativa che non mostra cedimenti. L’impressione che se ne ricava, alla fine della lettura, è che tutto questo potesse essere raccontato solo in quel modo e con quelle parole. L’incipit contiene l’intera storia; la trama ha poca importanza, così come l’ambientazione. Un racconto “eterno”, che potrebbe essere ambientato ai giorni nostri come nell’Ottocento o nel futuro: poco importa. La maestria dell’autore è in grado di racchiudere il dramma in poche pagine e di farlo esplodere senza deflagrazione, come una bomba sotto la superficie dell’acqua di mare che si increspa leggermente e poi si innalza per ricadere infine placida su se stessa e continuare a scorrere. Questa è la sensazione che si assapora affrontando queste pagine: un romanzo costruito sulla parola, sulla scelta della frase più adatta a rendere questa o quella sensazione, qualunque essa sia. I personaggi sono passati ai raggi X e diventano un’intensa carrellata di profili psicologici del nostro tempo.
Correte ad acquistare questo libro.

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